martedì 9 febbraio 2010

La rivincita delle private label.

Fino a poco tempo fa vigeva il luogo comune che le private label fossero di qualità inferiore rispetto alle marche industriali. Esse venivano infatti preferite solo in casi di risparmio forzato e anche con un certo “dispiacere”, in quanto da sempre considerate sì più economiche di quelle industriali, ma di serie B in quanto a qualità.



Oggi la situazione è cambiata e i dati parlano chiaro: l’anno scorso la crescita delle private label è stata maggiore del 10%, e le previsioni per quest’anno stimano di raggiungere il 15% della quota di mercato.

Obiettivo assolutamente fattibile dal momento che la crisi impelle e le abitudini dei consumatori stanno cambiando: l’effetto risparmio ha inciso molto sull’orientamento delle scelte di consumo, se poi a ciò si aggiungono i vari sforzi degli iper e supermarket nella cura dell’assortimento e della qualità, oltre che negli investimenti in pubblicità, ecco come si spiega il successo dei prodotti delle insegne.

A riprova di ciò, il 2009 è stato il primo anno in cui le insegne hanno investito per pubblicizzare i loro prodotti: Carrefour, Coop e Conad hanno puntato sulla comunicazione “out-of-store”, sottoponendo il prodotto a un lifting che ha quasi sempre coinvolto in primis la confezione, migliorando il posizionamento della merce già sugli scaffali espositivi.

Al tempo stesso è migliorato anche l’assortimento delle private label: si era partiti dalla produzione di beni di prima necessità e comunque esclusivamente alimentari, mentre ora si è esteso anche al non food offrendo prodotti per la cura della persona, per esempio, settore dove si è sempre pensato che sarebbe stato impossibile arrivare.

La copertura e l’assortimento delle private label, quindi, sono in grande espansione, ma è bene che i grandi colossi non si siedano sugli allori e continuino a curare la gestione della produzione nel minimo dettaglio e in particolare per assicurarsi elementi fondamentali:
  • una logistica adeguata, per far sì che vi sia sempre un un tempestivo assortimento degli scaffali su tutto il territorio nazionale;
  • una più efficace e incisiva comunicazione e promozione, in modo da captare tutti i potenziali consumatori;
  • un arricchimento il paniere, entrando con la marca in nuove tipologie di prodotti e in nuovi segmenti commerciali.

La crisi, come sempre, modifica le abitudini di consumo e le scelte: questo è uno spunto di riflessione serio anche per le strategie delle grandi marche!

Bianca Mutti

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