giovedì 4 marzo 2010

Le P.R. nell’epoca del 2.0.

Ormai i social network e l’intera blogosfera stanno diventando un criterio di autovalutazione per capire cosa si dice di una certa impresa su internet.

Dalla reputazione reale si sta quindi passando alla web reputation, visto che l’avanzare della tecnologia e lo sviluppo dell’accessibilità on line estendono finalmente la possibilità anche a persone lontane di relazionarsi, confrontarsi ed esprimere il proprio parere su un dato marchio o impresa.

Non essendo più possibile riuscire a tenere sottocontrollo l’intera blogosfera si è cercato di correre ai ripari dalla “generazione Y”, ovvero quella fatta di giovani che hanno ormai preso l’abitudine di discutere normalmente di lavoro, aziende e brand mediante i forum, i blog i social network e chi più ne ha più ne metta.

Nasce quindi l’esigenza di orientare le public relations verso le comunità virtuali. In che modo? Rendendole in grado di intercettare i canali di comunicazione preferiti dalla comunità virtuale e riuscendo a entrare attivamente nelle conversazioni che gli utenti stanno generando.

Il primo esperimento in Italia è stato fatto nell’ambito di discussioni inerenti il lavoro, dal quale emerge che l’azienda di cui parla di più la blogosfera è Che Banca!, seguita da Fiat, IntesaSanpaolo, Accenture.

In questo caso la ricerca verteva su tutto ciò che riguardava il contratto di assunzione, la formazione, la possibilità di far carriera, la reputazione delle aziende nelle modalità di selezione e recruitment: tutti fattori che in un periodo di crisi come quello attuale rappresentano la discriminante che induce gli utenti a promuovere o bocciare una determinata azienda.





Risultati, questi, resi possibili da un sofisticato software “web crawling” che ha consentito di individuare e focalizzare la ricerca sulle discussioni più rilevanti grazie alla comprensione semantica dei contenuti.


Sono ancora poche le aziende che stanno mettendo in pratica public relations mirate sulle comunità virtuali: questione di sensibilità, forse, ma anche di conoscenze tecniche, che si auspica verranno abbattute attraverso gli appositi training days in programma nei prossimi mesi, ma anche adottando una certa recettività da parte delle imprese.

Capite bene che uno strumento del genere può rivelarsi davvero prezioso nella pianificazione delle strategie comunicative di employer branding, visto che la rete è un luogo importante di discussione e influenza reciproca in continua evoluzione.

Bianca Mutti

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