giovedì 8 aprile 2010

Un Social (net)Work con i piedi per terra

Pionieri del progetto sono stati gli inglesi, insediando la loro prima fabbrica di creatività nel quartiere di Islington. Da questo fulcro si sono diffusi poi in tutto il mondo: sto parlando di “The Hub”, il modello di ufficio condiviso che ha portato una ventata di novità e speranza nel mondo del lavoro.

Questo progetto consiste nel mettere a disposizione - la maggior parte delle volte all’interno di un loft industriale spazioso, luminoso e altamente stimolante per incontri nonché per mettere a frutto la propria creatività - spazi didattici per consentire la condivisione di idee tra soggetti con competenze diverse.

Funziona come un circolo, al quale ci si iscrive per incontrare i soci con i quali ci si riunisce per passare il proprio tempo libero, con la differenza che qui però invece che giocare a briscola ci si scambia idee e si lavora a progetti comuni.

Può essere un luogo di ritrovo tra amici perché la maggior parte delle volte l’entusiasmo del coinvolgimento fa finire per essere tali, ma in realtà qua si viene per incontrare le persone che vorremmo conoscere, che farebbero proprio al caso nostro per portare a termine quel progetto lavorativo che ci sta tanto a cuore.

Così, grazie al vasto assortimento di iscritti di ogni tipo (avvocati, architetti, stilisti, organizzatori di eventi ecc..), si può trovare l’anello mancante per dare al proprio business il giusto valore aggiunto.
Le quote d’iscrizione sono variabili e diverse a seconda della location, del desk e della frequenza in termini di presenza che si vuole occupare: si va dai 17 al 775 euro al mese e la misura della quota va di pari passo con la grandezza della scrivania piuttosto che con la libertà di accesso ogni giorno o meno… mentre la zona relax nel soppalco è aperta a tutti!



I fondatori di ogni sede, gli “Host”, aiuteranno così gli iscritti a mettere a fuoco i propri obiettivi e metterli in contatto con le persone giuste per accelerare l’innovazione sociale.
Un po’ come se capitasse fisicamente quello che per definizione accade nella rete, ovvero mediante relazioni aperte e orizzontali mantenere la propria indipendenza ma prendendo ciò che viene di buono dalla condivisione delle conoscenze del gruppo.

E pensate quale prezioso bagaglio culturale possiamo avere a diposizione, aldilà della varietà degli iscritti: avere sedi in tutto il mondo e quindi culture e competenze diverse da mixare!

C’è chi si è inventato di recuperare vecchi pc e componenti d’ufficio per creare un brand di apparecchiature ecosostenibili, che vengono utilizzate all’interno degli Hub stessi, chi invece ha inventato il pony express su due ruote, e addirittura chi si è messo a concedere prestiti “standard” con periodo di restituzione in 3 anni con interesse al 7%, per citare solo alcuni esempi.

“The Hub” risulta essere quindi un progetto molto versatile che assume diverse sfaccettature a seconda dell’uso che se ne fa: da “semplice” postazione di lavoro, alla scoperta di novità sociali per dare un plus al proprio business fino ad arricchire e soprattutto prendere parte a una sempre più fitta rete mondiale di gente che vuole cambiare il mondo… quando si dice che da un’intuizione nasce un’azienda intelligente!

Bianca Mutti

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