giovedì 16 settembre 2010

Prepagate: focus di una ricerca firmata Bocconi.

Il boom delle carte prepagate sembra inarrestabile. Qualche nome? Poste Italiane, che controlla il 59,6% del mercato, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Banco Popolare, Ubi.

Tutti questi mettono a disposizione dei clienti un servizio di carta ricaricabile, molto utile per gli acquisti on line e nei momenti in cui ci si trova all'estero. L'Antitrust, però, intervenì già nel 2009 per porre un freno ai costi: oggi una ricerca condotta per CorrierEconomia dall'Università Bocconi dimostra che i costi annui possono arrivare fino a 400 euro!



Come mai? Dalla ricerca emerge che i costi maggiori sono imputabili alle spese di ricarica e di prelievo effettuate: più si utilizza la carta, quindi, più le spese aumentano... e più piccoli e frequenti sono i prelievi, meno conviene!

La ricerca ha ipotizzato un caso estremo, di utilizzo molto frequente: quattro prelievi e quattro ricariche al mese di 25 euro ciascuna, per un totale di 100 euro al mese, da parte di un utente che apre e chiude la carta nello stesso anno e utilizzi i canali più costosi per ricariche e prelievi. I risultati parlano di spese da 198 euro a 406 euro all'anno.

Anche considerando le condizioni minime e un uso frequente, il costo annuo resta elevato: in media 78 euro all'anno. Solo utilizzando i canali meno costosi per ricaricare e prelevare, cioè gli sportelli dello stesso gruppo e le operazioni on line, la spesa cala.

L'Antitrust pone però l'accento sul fatto che le voci di spesa siano sganciate dagli importi: la carta, infatti, costa di più con ricariche e prelievi piccoli, mentre dovrebbe essere esattamente il contrario.

La conclusione? "La carta prepagata è particolarmente cara. - dice Stegano Caselli, docente di Economia degli intermediari finanziari alla Bocconi - Può essere usata in modo conveniente solo per le transazioni su Internet. E' lo strumento sbagliato per i piccoli prelievi frequenti o per girare denaro ai figli".

"Le commissioni sono elevate, dovrebbero calare. - dice ancora Giovanni Calabrò, direttore generale dell'Autorità garante della concorrenza - Sarebbe auspicabile che la concorrenza fra sistema bancario e Poste si concretizzasse anche nella riduzione dei costi".

Sì all'utilizzo per gli acquisti on line, quindi. Attenzione alle spese per tutto il resto.

Bianca Mutti

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