lunedì 24 gennaio 2011

Vecchietto a chi? Ovvero, nuove forme di comunicazione verso l’"aging attivo".

Quando si parla di crescita della popolazione e speranza di vita, i sociologi, gli economisti, i politici da tempo prospettano – e spesso in termini preoccupati – un trend di invecchiamento che in una trentina di anni potrebbe portare a capovolgere la piramide delle età: nel 2040 gli over 55 saranno il doppio rispetto ai giovani under 24.

Ma se questi esperti dessero un’occhiata ai recenti dati sull’evoluzione culturale e i consumi della terza età, abbandonerebbero gli stereotipi di marginalità che fino ad ora le hanno attribuito. E scoprirebbero un nuovo identikit del “pensionato”: un 60enne che indossa i jeans, paga col bancomat, usa il cellulare, si interessa di politica. Un uomo con figli adulti e ormai usciti di casa, che ha finalmente estinto il mutuo e ora decide di godersi un po’ i risparmi concedendosi qualche viaggetto o – perché no? – un trattamento di bellezza. E magari si reiscrive all’università e impara a usare Internet.


Insomma, tutt’altro che un vecchietto restìo alla modernità e culturalmente passivo: e posso dire di riconoscermi anch’io in questa descrizione! Ho 55 anni e rientro nella categoria dei baby-boomers, quelle generazioni figlie dell’espansione degli anni ’50 e ’60, con buona disponibilità economica, edoniste e partecipative. Pur non essendo nata col digitale, oggi interagisco con l’iPad, telefono con uno smartphone, partecipo ad attività culturali, viaggio per lavoro e per diletto.

In sostanza, se da un lato mi riconosco nei settori di consumo dell’"aging attivo", dall’altro spesso non mi sento rappresentata dall’immagine dell’over 50 tratteggiata dai media: il marketing fra i primi, dunque, dovrà accendere i riflettori su questo segmento di popolazione e adottare nuovi linguaggi mirati al target senior.

Occorrerà cioè cominciare a considerare il target maturo come un bacino di consumatori in aumento: qui si concentrano le fasce a maggior reddito e con disponibilità all’acquisto, con specifiche esigenze di consumo – anche ludiche e legate al tempo libero - ai quali il mercato dovrà rispondere con un linguaggio nuovo. I segmenti maturi non sono più solamente i recettori passivi del nuovo ma, al contrario, possono diventarne protagonisti e divulgatori.

Nel prossimo futuro, dunque, sarà l’"aging attivo" a far girare l’economia?

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