martedì 1 febbraio 2011

Spaghetti emozionali. Ovvero, quando per vendere conta l’experience.

L’Italia: il Paese di pizza, mafia e mandolino. Certo, questo stereotipo ha un suo fondamento, ma il nostro stivale può vantare ben più preziose attrazioni in grado di renderlo meta di costante afflusso turistico.

Meno consistente, però, rispetto alle aspettative. I dati parlano chiaro: l’arte, la moda, la cucina italiana che tanto ci inorgogliscono restano per ora più appannaggio nostrano che non lusinga per i visitatori stranieri. Un apparente paradosso, a cui gli esperti di neuromarketing danno una laconica risposta: abbiamo tutti i numeri, il problema è che non sappiamo comunicarli, o meglio, non sappiamo comunicarli emozionando. In sostanza: gli italiani sono intelligenti ma non si applicano.

Quando scegliamo la meta per il nostro prossimo viaggio, il nostro emisfero sinistro – quello della razionalità – interviene solo per un ridottissimo 5%. Il restante 95% si nutre di emozioni e va alla ricerca, spesso inconsciamente, di un coinvolgimento profondo legato ai valori della marca: Lisbona è prima di tutto il celeste dei suoi azulejos, il profumo del bacalau grellado, l’aroma avvolgente del porto.

Per rendere efficace la comunicazione turistica, il marketing territoriale prescrive dunque un linguaggio più emozionale, pensando agli occhi e al cuore di chi vedrà e vivrà il viaggio. E nella cultura di destinazione rientra anche il livello di dimestichezza con la tecnologia dell’utente: il turista medio sempre più spesso ricorre a Internet per la ricerca di informazioni, soprattutto ai social geonetwork come Foursquare e Gowalla.




Lo stesso approccio “emotivo” si ripropone anche negli acquisti di tutti i giorni: è dimostrato che scegliamo prima da chi comprare e poi che cosa. Un tour da Feltrinelli non è una tappa in una semplice libreria: è l’immersione in un mondo di stimoli, possibilità di incontri con autori e consigli competenti. Così una cenetta a due sarà più romantica se preceduta da un trattamento benessere in spa o da un rilassante idromassaggio in coppia.

Questo è il nostro obiettivo, ogni giorno in SINT: mettere in contatto le aziende con il proprio target non con semplici messaggi unidirezionali ma creando situazioni in grado di coinvolgerlo. Significa indagare le sue esigenze e offrirgli occasioni di esperienza pensate proprio per lui, inserendolo all’interno di un circuito di vantaggi: una relazione di fiducia in cui SINT si fa cupìdo tra un cliente Romeo e un’azienda Giulietta.

Se è vero che gli italiani lo fanno meglio, devono imparare anche a comunicarlo meglio. La sfida? Rendere emozionante ed esperienziale persino un piatto di pasta e fagioli.

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