giovedì 21 aprile 2011

Troppo pepe alla comunicazione


"Where is Patrizia?" è stato il tormentone che per settimane ha invaso la Rete: da link sponsorizzati su Google e Youtube a banner teaser sui portali di moda, dal blog istituzionale al mondo dei social network. Tutti strumenti convergenti verso una serie di video suggestivi ed emozionali, che si chiudevano con la misteriosa domanda: dov’è Patrizia?

Patrizia è ovunque sei tu! Questa la risposta, solo apparentemente banale. Interessante, invece, se si pensa che tutto il battage giocato su un ricco mix mediatico ha supportato il lancio non della nuova collezione di Patrizia Peppe, quanto della sua innovativa App. Si tratta di un programma fedeltà, che permette ai clienti di accumulare punti effettuando acquisti online o presso i monomarca del brand, i multimarca e gli outlet che aderiscono all’iniziativa.

L'operazione è volta a premiare gli utenti più affezionati che contribuiranno a costruire il Mondo Patrizia Pepe, facendo check in nei posti più cool dello shopping oppure acquistando in uno dei punti vendita della rete. Ci sarà tempo fino al 31 ottobre 2011 per accumulare crediti-punti che, al raggiungimento delle soglie prestabilite, si convertiranno in bonus da 30 a 150 euro.



Se banner e video teaser hanno funzionato, trainando il download dell'App, non altrettanto bene è andata sul campo dei social network: quando tra le foto della campagna pubblicate su Facebook è apparsa una modella in tubino rosso, un po’ troppo magra al dire dei più, è infuocata la polemica.

Blogger e Facebook addicted sono insorti contro la casa di moda, che dapprima si è astenuta dal fare commenti, per poi cadere nella trappola “social”, rispondendo con toni un po’ troppo aspri e alimentando le provocazioni.
Dopo giorni di battibecchi e rispostacce da social-dilettanti, il famoso brand si è scusato ufficialmente sul blog aziendale, fornendo i dettagli fisici della modella in questione e sul tipo di policy adottato dall’azienda.

È stata fondamentale la svolta “educata” della Casa fiorentina, sempre attraverso i mezzi di comunicazione web, per recuperare la faccia momentaneamente nascosta sotto la sabbia. Mai sottovalutare il potere di risonanza dei social media, e l’eventuale “effetto valanga” di una polemica mal gestita, se non si vuole rischiare di vanificare anche le strategie più oculate.

2 commenti:

beatrice ha detto...

ciao...io sono davvero allibita dalla campagna e dalle risposte alquanto maleducate di Patrizia Pepe!! io porto una taglia 42 e non ho di certe quelle gambe scheletriche..basta inviare messaggi sbagliati che promuovono l'anoressia. fashionis è l'unico brand che usa come modelle delle persone normali (ovvero non anoressiche)..ci vorrebbero più brand come lui che si oppongono a questo circolo vizioso e allo stereotipo della modella-scheletro!!bravo fashionis..purtroppo il settore moda è bravo solo a parlare e dire belle parole ma continua a promuovere stereotipi malsani e malati..

Bianca M. ha detto...

ciao Beatrice,
purtroppo la questione dei canoni di bellezza proposti dalla moda continua a generare dibattito: per quanto si sia tentato di andare verso un "arrotondamento" delle forme, modelle ossute continuano a popolare buona parte di cataloghi e riviste fashion.
Al di là di taglie e misure della modella, il caso Pepe ci ha interessato per l'ampio mix di canali di comunicazione sfruttati: video teaser, banner, Youtube e social network, per il lancio non della nuova collezione, bensì di una app.
Ma in tutto questo network mediatico, alla Casa fiorentina dev'essere sfuggita di mano la situazione (discussione) su facebook, generando reazioni critiche e indignate. Gaffe imprevista o studiata in ottica del "purchè se ne parli?"