venerdì 4 novembre 2011

Quando i coupon riservano sorprese (non sempre gradite).

Come resistere all’offertona del giorno che promette un soggiorno per due in un resort sui colli toscani scontato del 90%? O perché non concedersi 60 minuti di massaggio shiatsu rivitalizzante a soli €15? E c’è anche chi si toglie degli sfizi acquistando col social buying, i famosi siti degli affari del giorno (capitanati dal colosso Groupon, seguito in Italia da Groupalia, LetsBonus e Poinx): chi ne approfitta per sperimentare un trattamento di carbossiterapia o cavitazione medica (questi sconosciuti!), chi rinnova l’impianto di home theatre o si iscrive a un corso di cucina thai (tanto c’è lo sconto!).

Ebbene, fanatici dei coupon, meglio tenere gli occhi bene aperti: a 3 anni dal boom dei city deals si solleva un coro sempre più importante di lamentele da parte di consumatori insoddisfatti. Le critiche più ricorrenti? Trattamento di serie B per i possessori dei voucher o condizioni di fruizione estremamente vincolanti (con forti restrizioni sui giorni e gli orari di utilizzo), sconti applicati su prezzi interi gonfiati, mancanza di un servizio clienti a cui rivolgersi in caso di problemi o reclami post-vendita, cattiva selezione degli esercenti convenzionati.

In sostanza, cresce il numero delle “fregature” online, o per lo meno della delusione da parte dei cacciatori di offerte: una cifra notevole, se si considera che il giro di affari annuale nel nostro Paese si aggira intorno ai 200 milioni di euro, per un totale di oltre 7 milioni di utenti al mese. Quello degli acquisti di gruppo ci ha aperto a uno scenario di affari dalle grandi opportunità, che ha attecchito forse prematuramente su un mercato non ancora pronto a sfruttarle appieno.

Pubblicare un’offerta su Groupon per un commerciante significa ottenere visibilità nazionale, permettendo anche ai semplici curiosi di provare il proprio servizio o prodotto grazie alla riduzione di prezzo. Si tratta, di una pubblicità targettizzata a livello sia geografico sia di pubblico, in quanto rivolta ad utenti già interessati che si iscrivono a newsletter di deal locali. Inoltre, la promozione sui servizi prevede spesso lo sconto su un pacchetto di più trattamenti o sedute, portando il cliente a tornare più volte in negozio secondo una logica dalle potenzialità fidelizzanti.

Gli esercenti che disattendono le promesse, non solo svendono la propria professionalità ma rischiano di crearsi una cattiva reputazione, contribuendo poi a minare l’intero mercato del social business. Da un lato, le associazioni dei consumatori si stanno già muovendo per tutelare gli utenti; dall’altro, prima di acquistare il prossimo irrinunciabile piega-indumenti brevettato in America, assicuriamoci prima che il venditore sia affidabile (o che non abbia chiuso i battenti il mese scorso…).

Ma i rischi non sono solo per i consumatori: chi non sarebbe tentato da una proposta per un menu da vero gourmand in un ristorante di lusso a un prezzo stracciato? In molti si accaparrerebbero il deal attirati dal super sconto, ma pochissimi (o forse nessuno) tornerebbe allo stesso locale per una cena a prezzo pieno.
In sostanza: non basta il super sconto per fidelizzare. Se si “spara nel mucchio”, la promozione servirà sì ad ampliare il bacino di potenziali acquirenti, ma rischierà di attirare anche una schiera di semplici curiosi a caccia dell’occasione del momento, pronti ogni volta a vendersi al miglior offerente.

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