lunedì 30 gennaio 2012

Boom dei temporary store: il negozio non sarà più lo stesso.

Il retail business si rivoluziona e muove i primi passi a New York, nel cuore creativo di Manhattan. Entri nello Startup Store e ti sembra di percorrere una galleria d’arte: un arioso open space ospita candidi espositori, piedistalli, cornici ed oggetti sospesi sulle pareti. Ma non si tratta di opere in mostra, bensì di prodotti in vendita realizzati da neonate imprese locali (start-ups, appunto). In una zona puoi provare i profumi o campioni di cosmetici, di fianco ad articoli per la casa, bracciali e collane, accessori di design e installazioni di arte contemporanea.


Un’originale composizione di offerta, non vi pare? Beh, chi volesse approfittarne ha i giorni contati. Sei settimane, per l’esattezza: ogni due mesi, infatti, il temporary store si rinnova, con nuovi allestimenti, nuove esposizioni tematiche, nuova insegna.
Una formula singolare nata dall’esperienza di Rachel Shechtman: possiamo definirla una rivista? Una galleria d’arte? Un negozio? Tutti e tre, in effetti. Come in ogni pubblicazione l’editoriale definisce temi e linee guida, così ad ogni restyling corrisponde un nuovo mood in store. Gli spazi cambiano faccia con la rapidità e flessibilità di una mostra ma permane l’obiettivo commerciale della vendita.



Ciò che rende il concept ancora più innovativo è la commistione con la filosofia della community: ogni prodotto esposto è corredato di cartellini e materiai informativi per raccontare il dietro le quinte di queste nuove aziende, veicolarne la mission e i valori. E l’organizzazione di eventi in negozio – concerti, aperitivi, presentazioni di libri ed incontri culturali – contribuisce ad alimentare una community reale, costruita intorno al prodotto. Il merchandising si spinge oltre i semplici obiettivi di vendita, per farsi strumento di racconto: l’acquisto diventa quasi secondario, è la shopping experience all’interno di un contesto altamente emozionale a decretare il successo di Startup Store.

E la scadenza: non sottovalutiamo il fascino del countdown, della collezione in edizione limitata, dell’offerta a tempo per i più veloci. Si può quasi azzardare il paragone con l’online: pop-up stores come questo potrebbero rappresentare la trasposizione “in calce e mattoni” dei siti di vendite flash, con occasioni a scadenza (per quanto nello shop newyorkese non si pratichino sconti alla Groupon). Il dialogo con i clienti è continuo e anche il gradimento di pubblico, a giudicare dalle e-mail inviate per ricevere anticipazioni sulle future esposizioni.

Il retail sta forse andando verso una formula di store tematici on-demand?

Nessun commento: