lunedì 13 febbraio 2012

La crisi dei paradossi: dai prodotti mini ai piccoli vizi.

Monoporzioni e mamme single, imprenditori giovanissimi e guerra agli sprechi: si tratta solo di alcune delle tendenze attuali di marketing individuate dall’agenzia pubblicitaria JWT nella sua panoramica annuale su 24 Paesi, per le quali esisterebbe un denominatore comune, la crisi.

Per alcuni trend l’associazione appare logica e sensata: i consumatori in epoca di ristrettezze sono diventati più attenti al controllo dei costi e degli sprechi. Ecco che sugli scaffali dei supermercati cominciano a proliferare le mini-porzioni a un mini-prezzo persino negli USA, da sempre la patria del king size a tavola. E anche in cucina, si fanno largo le porzioni baby per i più piccoli e i formati “da pasto” dei formaggi freschi o delle salse.

Anche l’impatto ambientale delle scelte alimentari è diventato oggetto di dibattito, le nuove battaglie ecologiste si combattono sul fronte del cibo. Guerra agli avanzi e ai packaging inquinanti, dunque, ma anche operazioni a “Km0” da parte della grande distribuzione – come la Coop –, che propone una filiera corta di prodotti per promuovere lo sviluppo locale e ridurre i costi di intermediazione e trasporto.

Nell’era in cui le certezze vacillano e le previsioni per il futuro assumono tinte fosche, i consumatori chiedono più etica alle aziende e un impegno concreto verso i problemi della società: lodevole il caso di Philips, ad esempio, che entro il 2015 garantirà la fornitura di energia elettrica da fonti rinnovabili ad oltre 10 milioni di abitanti dell’Africa subsahariana.

Ma la crisi mostra anche risvolti apparentemente illogici e in controtendenza. Ricicliamo con coscienza, risparmiamo sulle uscite, teniamo d’occhio i consumi… e allora deliziamoci con cupcakes a colazione – quei dolcetti glassati all’americana che son goduria quasi più per gli occhi che per il palato – o una birra artigianale DOC per il relax davanti alla TV. Contro il logorio della vita moderna, concediamoci almeno qualche vizio!

E poi ci sono le generazioni figlie di questa crisi: molti dei ragazzi che si sono scontrati con la disoccupazione hanno saputo far buon viso a cattivo gioco, improvvisandosi imprenditori giovanissimi e scommettendo su progetti innovativi spesso vincenti. Anche l’idea di famiglia si stravolge: sempre più donne dicono no al matrimonio, e spesso anche al padre dei propri figli.

Sembra un mondo che va alla rovescia, quello in cui dopo il viaggio verso la tecnologia (menu touch screen nei ristoranti, vetrine dei negozi interattive) si sente il bisogno di un ritorno al tangibile: così oggi in un click si possono immortalare ricordi, stamparli in formato cartolina e affidarli al caro vecchio postino.

Persino le logiche del marketing sembrano scardinarsi in epoca di crisi: se da un lato le esigenze dei consumatori si fanno sempre più personalizzate e di nicchia, dall’altro le aziende giocano la carta jolly della casualità con promozioni affidate ad esempio allo scambio (si pensi al bookcrossing).

Mi verrebbe da pensare che forse la crisi non sia poi così brutta com’è stata dipinta. O che forse abbiamo sottovalutato le nostre capacità di reazione e ripresa di fronte alle difficoltà. Ci serviva la recessione per capirlo?

1 commento:

angie ha detto...

Osservazioni acute, in fondo da una crisi potrebbero nascere delle immense opportunità di cambiamento.
Prima su tutte un cambiamento di mentalità...credo che sia estremamente necessario...nel mondo e soprattutto in Italia.
La ringrazio
Daniela