venerdì 16 marzo 2012

Gestire la famiglia? Un gioco da… mamme!

Il colloquio con l'insegnante alle h16, recuperare il pupo dalla nonna, le camicie da ritirare entro le 19, poi un salto al supermarket prima che chiuda (e che il frigo faccia eco...).
Dura la vita di una mamma, ancora di più se alle incombenze domestiche si aggiungono le ore in ufficio (e magari una parvenza di vita sociale...).
A questo deve aver pensato Sara Baroni, donna imprenditrice con figli alle prese con funambolismi da madre lavoratrice. Che, affiancata dal marito, ha deciso di farsi aiutare dalla tecnologia per sviluppare un organizer virtuale a misura di famiglia.


Da questa esigenza è nata Save the Mom, una piattaforma web e mobile che consente di condividere anche “on-the-go” gli impegni quotidiani di figli, genitori e nonni: sul calendario comune è possibile visualizzare gli appuntamenti e le incombenze giornaliere, mentre dalla bacheca ognuno può tener traccia delle attività e degli spostamenti in tempo reale di tutti gli altri componenti.
Dove ha trascorso il pomeriggio il fratellone? Grazie al sistema di geolocalizzazione, basta controllare il check-in via smartphone per individuare la biblioteca, il negozio, il parco sulla mappa.

E che si mangia per cena? Bisogna ricomprare il latte? E’ finita la carta igienica? La shopping list aiuta a non dimenticare nulla: si aggiorna e si condivide in pochi passaggi con la propria cerchia. Si tratta insomma di una sorta di social network privato che sfrutta tutti gli strumenti messi a disposizione dalle community di nuova generazione (nonché l’ormai altissima attitudine e consuetudine alla tecnologia dei giovani) per rispondere alle necessità delle famiglie, soprattutto quelle allargate, più “disperse” e difficili da gestire.

Bando quindi al mito che lavoro e privato siano due mondi separati, ognuno dei quali richiede una dedizione assoluta. La verità, invece, è che nella vita non esistono assoluti, ma solo la capacità di destreggiarsi tra le varie incombenze rinunciando a ogni pretesa di perfezione, e con un pizzico di creatività e senso dell'umorismo.
Una comodità – quella che ci consentirebbe oggi di comunicare con tutta la famiglia senza più bisogno di sms e telefonate – che però minaccia al contempo una spersonalizzazione dei rapporti.

Mamme, siete davvero convinte che basti un’app per restituirvi il controllo sugli spostamenti dei vostri figli? O per responsabilizzarli e renderli partecipativi alle decisioni di casa? Se questo fosse un programma di loyalty, direi intanto che manca un reward – un elemento di gratificazione – in grado di coinvolgere il vostro “target” e premiarlo ad ogni obiettivo raggiunto.

Ma soprattutto, a mancare è proprio l’elemento su cui si dovrebbe fondare: mi riferisco alla relazione, quella vera, “analogica”, che si alimenta di contatto quotidiano e fisico.
Parlo da mamma, che alla sera spegne l’iPad, preferisce comunicare con i propri figli guardandoli negli occhi e si accorge di aver finito il sale proprio quando il supermercato sta abbassando le serrande.

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