venerdì 1 giugno 2012

La terra trema, Twitter risponde: il lato sociale dei social.

9 minuti dopo la prima scossa in Emilia, sui social network già comparivano le prime segnalazioni e richieste di aiuto. Per il terremoto in Abruzzo, solo 3 anni fa, un simile battage in Rete rappresentava una novità rispetto al passato: oggi invece l'informazione "alternativa" si sta rivelando spesso più tempestiva e diretta rispetto ai canali tradizionali.


Nella notte del 20 maggio per quasi 40 minuti dopo la prima scossa di terremoto che ha colpito l'Emilia, l'unica fonte di aggiornamento disponibile (prima dell'Ansa e dei giornali) è stata Twitter: in molti hanno fornito ragguagli in diretta dalle zone del sisma, contribuendo a restituire una sintesi puntuale e geolocalizzata dell'evento.

Da giorni stiamo assistendo ad una vera e propria gara di solidarietà attraverso i media: ci ha colpito in particolare un appello partito da Twitter e diffusosi viralmente via mail, per approdare a Facebook.
"Comprate il Parmigiano caduto" è la richiesta di alcuni caseifici del modenese ai quali il terremoto ha pesantemente danneggiato i magazzini, facendo crollare le scaffalature con i formaggi, che ora non si possono più stagionare. Acquistando il loro Parmigiano - offerto a prezzi ridotti - si contribuisce a finanziare la ricostruzione dei locali colpiti.

Ancora una volta Twitter si rivela un ottimo strumento di comunicazione, in grado di diffondere un'informazione costruita collettivamente in maniera immediata e condivisa, trasformando ogni utente in reporter. E cresce anche la consapevolezza degli utenti che, al di là dell'aspetto ludico, stanno imparando a sfruttare le potenzialità del mezzo a sostegno di avvenimenti critici, per lanciare l'allarme, agevolare i soccorsi e diffondere appelli alla collaborazione.

Certo, come ogni social network dai contenuti user-generated, anche Twitter non è immune da rischi di scarsa (o errata) informazione, divagazioni o chiacchiera inutile: ci piace però constatare una sempre più marcata "etica sociale" dei social. Un'onda di solidarietà che cavalca il web, che si affianca ai media tradizionali come vettore di informazione libera e tempestiva.

Fermo restando che - come si ironizza in qualche bacheca aziendale - "in caso di terremoto, prima si scappa, poi si twitta".

Nessun commento: