giovedì 7 giugno 2012

Shopping experience 2.0: tra commessi digitali, camerini virtuali e app.

Se dico comodità nel fare shopping vi verrà in mente la figura del personal shopper, un consigliere prezioso al servizio del look (soprattutto di dive e personaggi pubblici) che magari possa effettuare gli acquisti al posto vostro, evitandovi la ressa in centro, code alla cassa e gambe gonfie al rientro a casa... Ma comodità significa anche facilità di orientamento sul punto vendita, per individuare il prodotto che cerchiamo nel labirinto di corsie, scaffali e strilli promozionali.

Una shopping experience semplice (e magari divertente) è possibile, anche nel caos di un mega-mall a Tokyo: ci vengono in soccorso la realtà aumentata, la tecnologia NFC, gli smartphone. Il digitale, insomma, commisto all'esperienza concreta.

L'e-commerce offre indubbi vantaggi per ampiezza di assortimento e rapidità di acquisto, ma si rivela meno congeniale per certe tipologie di merce, come gli accessori di abbigliamento, ad esempio. Che ne dite allora di un camerino virtuale? In Rete e presso molti fashion retailers oltreoceano si stanno già diffondendo le virtual fitting room: niente code nè va e vieni in camerino, basta selezionare su uno schermo i modelli da provare (abiti, T-shirt, gioielli o occhiali) per vederseli "applicati" in real time su un monitor, come fossimo di fronte a uno specchio.


Esistono anche i commessi 2.0, quelli evoluti, che si materializzano proprio quando servono. Nel marasma di grandi spazi espositivi, quando abbiamo 10 minuti netti per trovare il regalo giusto da portare a un compleanno o a una cena, un totem digitale può esserci utile per localizzare i prodotti in reparto, informarci sulla disponibilità in store e su eventuali promozioni. Ma in caso brancolassimo nel buio e ci servisse un consigliere efficiente, può aiutarci un assistente in carne e ossa dotato di un tablet o smartphone su cui sia installata un'app gestionale: una come Bean Store Mobile, ad esempio, che consente di effettuare ricerche efficienti, controllare lo stock, effettuare l'ordine e mandare direttamente in cassa preferenziale lo scontrino per il pagamento.

La stessa logica può essere applicata anche alla ristorazione: niente attesa di camerieri, grazie a un'app si può inquadrare un menu "intelligente" per effettuare l'ordine, pagare e in pochi minuti gustarsi l'hamburger al tavolo. Un fenomeno - quello del mobile payment - da tempo cavalcato dai nostri colleghi di Movincom, che hanno sviluppato il sistema Bemoov e lanciato a settembre scorso l'app BUYBemoov per acquistare in mobilità via QR Code.

C'è chi addirittura ha smaterializzato i promoter, creando ologrammi parlanti che, al pari di uno standista reale, può invitare all'ingresso in un locale, offrire sconti durante l'happy hour o informare i signori viaggiatori sulle norme di sicurezza in aeroporto.


Tante soluzioni tecnologiche per ripararci dall'assalto di commessi insistenti (e dai sensi di colpa nell'uscire a mani vuote) e rendere efficiente la shopping experience, bypassando spesso la componente di relazione. Che però, se a volte può risultare seccante, molto più spesso racchiude consigli saggi e una competenza non ancora eguagliata dai chip di un iPhone.

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