giovedì 20 settembre 2012

“Caro Monti ti scrivo”: lettera di un piccolo imprenditore ai tempi della crisi.


Faccio il lavoro in cui credo da quasi 30 anni. E continuo a farlo ancora oggi, nonostante dicembre sia alle porte e si avvicini il momento di tirare le somme per questo 2012, che – si sa – non è stato una passeggiata.

Ci dicono che i ristoranti sono pieni, alla faccia della crisi. Dovremmo forse toglierci anche lo sfizio di un piatto di ravioli, magari col tartufo? Reagire non significa comprare un coupon per una cena a metà prezzo per svagarsi un po’, o un week-end benessere al 70% di sconto. Se fa bene al nostro umore di oggi e magari contribuisce a “far girare l’economia” dei servizi, di certo non ci toglie dall’impasse né fa crescere la fiducia nel domani.

Sulla mia bilancia oggi metto la qualità dei servizi che forniamo, l’impegno verso tutti i miei collaboratori, lo sforzo di investire anche quando i tempi non sono propizi: in Sint quest’anno abbiamo aperto una nuova business unit, Outsmart, e potenziato il reparto del Customer Care per offrire  le nostre competenze relazionali ad un mercato di aziende che sempre più esternalizzano  la gestione dei propri contatti.
Investire come risposta alla congiuntura: perché bisogna sapersi reinventare per restare competitivi, rispondendo alle nuove esigenze dei clienti.



Ma sull’altro piatto della bilancia pesa anche il libro dei conti (dei costi) e una tassazione che, a colpi di Irpef, INPS,  IRAP e simili, come la goccia cinese anziché incentivare all’impiego e al consumo penalizza gli investimenti  e porta tanti imprenditori a domandarsi: “Ma chi me lo fa fare?”. Se tanto chi più spende, più viene (tar)tassato? Se un impiegato a tempo determinato per un progetto ci costa più del progetto stesso? Se la legge ci rende più facile (conveniente) licenziare che assumere?

Dal coro sfiduciato dei molti capi d’azienda è emersa una voce più determinata, che ha rivolto il proprio appello direttamente al Presidente Monti, affidandosi alla democratica piazza del web. Se questa lettera abbia raggiunto le sale di Palazzo Chigi non è dato sapere, quel che è certo è che ha già fatto il giro della Rete: a mia volta, mi sento di fare eco a quel pensiero che condivido appieno, come Manager di un’azienda che è cresciuta con me e che amministro come se fosse la mia. E’ un appello garbato, che colpisce per la sua concretezza e lucidità, scritto da un piccolo imprenditore della comunicazione, che, come me, vorrebbe investire per la ripresa, ma si scontra con una manovra fiscale disincentivante. Si possono fare sacrifici, ma di fronte a una tassazione penalizzante anziché premiante il rischio è davvero che ci passi la voglia.

Parallelamente, fioriscono le iniziative a sostegno delle start-up: risale a qualche mese fa, ad esempio, il progetto Ripartiamo dalle Idee per supportare la giovane imprenditoria, patrocinata da enti di comunicazione e formazione. E proprio in questi giorni Benetton ha lanciato la sua nuova campagnaUnemployee of the year” per denunciare la disoccupazione under 30 e valorizzarne il capitale umano sponsorizzandone le migliori idee di business.

Sono segnali che la volontà di ripresa è forte e che tutti – imprenditori, lavoratori e giovani alla ricerca di impiego – intendiamo impegnarci per uscire dalla crisi: e allora caro governo, dacci gli strumenti prima che ci passi l’entusiasmo.

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