venerdì 5 ottobre 2012

Felicità in tempi di crisi? Gli italiani riscoprono la convivialità e cercano l’Ora d’Oro.

Guardo la TV e vedo i soliti amici al bar per un (il!) Campari rituale, l'aperitivo fra donne a base di stuzzichini al prosciutto, il gruppetto di sempre di fronte alla partita, a un piatto di spaghetti e alla fedele Moretti. Gli spot dipingono scene di convivialità all'insegna degli affetti domestici, nutriti intorno alla tavola (sempre più spesso in momenti alternativi ai pasti canonici).

La pubblicità racconta i nostri bisogni e si evolve con essi, confermando un trend già evidenziato da alcune ricerche demoscopiche: in tempi di crisi, gli italiani rivedono le proprie priorità riscoprendo la socialità e le piccole gioie del vivere. Amélie Poulain amava "immergere la mano in un sacco di legumi, spaccare la crosticina di una creme brulée con la punta del cucchiaino e far rimbalzare sassi sull'acqua del Canal Saint Martin".

Noi oggi ritroviamo il gusto delle feste in famiglia, delle cene con gli amici storici o della coccola al ristorante per una serata romantica: bon bons di zucchero quotidiano anche come "risarcimento morale" in un periodo di ristrettezze e incertezza. Qualcuno la chiama "Golden Hour", è quel momento della giornata (o un luogo o un'abitudine) che ci rimette in pace col mondo, quella bolla di serenità lontani dallo stress che per molti coincide con l'ora dell'aperitivo con gli amici.


Valorizziamo le relazioni e ridefiniamo cos'è importante: se i soldi non fanno la felicità, beh, nemmeno il lavoro. Un sondaggio commissionato da American Express lo scorso anno su un campione di 2.000 italiani delinea la figura dei "Potenzialisti", una importante fetta di popolazione che mette in secondo piano la realizzazione professionale (il downshifting, che porta ad una autolimitazione di ambizioni e carriera) in favore di un "lateral living", uno stile di vita fatto di esperienze e affetti più appaganti. "Togliare, togliere, togliere": un'agenzia di comunicazione sta facendo autopromozione proprio in questi giorni attraverso una campagna "emozionale" che fa della lotta al superfluo il proprio manifesto, per ritrovare l'essenza e l'autenticità delle cose.

Meno oggetti, più esperienze: riscoprire la comunità significa rientrare in un rete di rapporti, in cui non ci si scambiano merci bensì tempo, sapere, cure reciproche. Le relazioni sono motore e collante della società (e anche del business. Ve lo diciamo da esperti in materia): nella convivialità ci sentiamo sostenuti e più protetti.



La ricerca della felicità passa dunque dalla strada della decrescita? Non necessariamente, considerando che l’economia di un Paese non può essere valutata soltanto attraverso il suo PIL: esistono stati, come il Bhutan, in cui il progresso si misura in termini di FIL (Felicità Interna Lorda), strettamente legata ai valori morali del buddhismo. Così come l'economia green utilizza il Genuine Progress Indicator (GPI, indice di progresso effettivo) per misurare l'aumento della qualità della vita di una nazione, distinguendo fra sviluppo utile e sviluppo poco economico.
Lungi dal proporsi come indicatori oggettivi – trattandosi di parametri più filosofici che scientifici – FIL e GPI definiscono un concetto più complesso di progresso, che oltrepassa quello della semplice produzione industriale affermando che il benessere va oltre i consumi, per abbracciare valori, fede religiosa, legami affettivi.

La crisi, insomma, mette alla prova le relazioni effimere, spazza il superfluo e ci aiuta a riscoprire i rapporti veri e a riappropriarci di noi stessi. Rivendicando magari anche qualche piacere egoistico e liberatorio, una debolezza politically uncorrect come quelle raccontate dallo scrittore Francesco Piccolo fra nei suoi "Momenti di trascurabile felicità". "Per farti scoprire, ad esempio, quant'è preziosa quella manciata di giorni d'agosto in cui tutti vanno in vacanza e tu rimani da solo in città. Quale interesse morboso ti spinge a chiuderti a chiave nei bagni delle case in cui non sei mai stato e curiosare su tutti i prodotti che usano. O la soddisfazione nel constatare che un amico ha ripreso in poco tempo tutti i chili persi con una dieta faticosissima che, per qualche giorno, sei stato tentato di fare anche tu".

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