lunedì 18 maggio 2015

Una raccolta punti educativa

Immaginate vostro figlio, uno studente del liceo, andare a scuola una mattina come tante: prende il bus, si incontra con i compagni e quando suona la campanella entra il classe. Sedendosi al suo posto gli viene in mente di chiedere al suo compagno di calcetto a che ora sarà l’allenamento quella sera, allora inizia a scrivergli un messaggio, nascondendo il telefono nel portapenne per non farsi vedere.

A questo punto immaginate il preside della scuola spalancare la porta della classe, vestito da ghost-buster, imbracciando uno strano attrezzo che più si avvicina al ragazzo, più forte suona; giunto davanti a lui, apre il portapenne a colpo sicuro, prende il cellulare e se ne va, lasciando tutti a bocca aperta.


No, non stiamo vaneggiando; è quanto succede (costume da ghost-buster escluso) nell’Istituto Comprensivo di Termeno, dove per contrastare il fenomeno dell’utilizzo inappropriato dei cellulari durante le ore di lezione, il preside Stefan Keim si è improvvisato moderno ghost-buster: invece di acchiappare fantasmi, sequestra telefoni. Il “cacciatore di smartphone”, partito dal semplice divieto d’uso dei cellulari a scuola, ha successivamente aggiunto delle sanzioni (dalla nota alla sospensione) per chi porta il cellulare addosso nelle ore scolastiche ed ha attrezzato un armadio diviso per classi per il deposito dei dispositivi; per scovare chi sgarra il preside gira per la scuola con un rilevatore di onde ad alta frequenza che suona nel caso in cui si trovasse nelle vicinanze di un cellulare acceso.

Questa formula restrittiva, che combina il buon vecchio metodo del divieto con una modalità originale per individuare chi dev’essere sanzionato, ha senza dubbio i suoi meriti: una rilevante fonte di distrazione viene eliminata aumentando così l’attenzione e il coinvolgimento dello studente. Purtroppo questo sistema non può essere utilizzato al di fuori della scuola (a meno di non sorvegliare il ragazzo 24 ore su 24) e soprattutto non tiene in considerazione che gli studenti d’oggi sono tutti nativi digitali, cresciuti insieme ad internet, in un mondo sempre più “social” e pervaso dai media digitali.

Nonostante i problemi della scuola italiana siano tanti, altri e sicuramente prioritari, è bene dire che la scuola d’oggi dovrebbe anche educare i ragazzi alla tecnologia ed ai rischi connessi ad essa, come ad esempio la “dipendenza da smartphone”: come convincere i ragazzi ad auto-limitare l’utilizzo dei propri dispositivi? Come responsabilizzarli e aiutarli ad una gestione più sana del rapporto col proprio dispositivo?

E’ quanto si sono domandati Rob Richardon e Mitch Gardner, due studenti della California State University: la risposta che si sono dati è “Pocket Points”, un’applicazione che incentiva gli studenti (di università e scuole superiori) a non utilizzare il proprio smartphone durante le ore scolastiche in cambio di offerte presso imprese locali.

Funziona in questo modo: lo studente scarica l’applicazione sul proprio dispositivo, quando entra in classe la attiva, il telefono viene bloccato e più tempo si rimane senza utilizzarlo, più punti vengono accumulati; questi punti potranno poi essere utilizzati per ottenere sconti oppure omaggi presso partner locali.

Le imprese aderenti, oltre a vedere il flusso dei propri clienti aumentato, avranno a disposizione un cruscotto (il Pocket Points Business Portal) composto da strumenti analitici che permetteranno di sapere quali coupon vengono utilizzati e da chi, quante persone sono state esposte alle offerte promozionali ed altre statistiche giornaliere.

Rob e Mitch considerano l’applicazione (che per ora è disponibile solo per poche scuole, aule studio comprese) una “win-win-win”, che va a beneficio di professori, studenti ed imprese: i professori potranno concentrarsi sull’insegnamento senza doversi preoccupare di sanzioni ed interruzioni, gli studenti saranno motivati a seguire con maggiore attenzione e ad interagire durante la lezione e le imprese saranno in grado di ottenere analisi in tempo reale delle loro campagne promozionali oltre ad incrementare il proprio business.

“Pocket Points” va di fatto ad invertire la dinamica tradizionale “infrazione = sanzione”, passando ad una formula premiante “azione virtuosa = ricompensa” che probabilmente, sul lungo termine, aiuterà lo studente ad auto-gestirsi, il tutto incrementando il business locale e fornendo alle imprese degli strumenti utili per raggiungere più facilmente e con costi minori il proprio mercato di riferimento.

Reinventando un vecchio detto…If you can’t beat them, reward them!

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